Danganronpa 1·2 Reload - Recensione

PS4

Recensire Danganronpa 1·2 Reload è un po’ come danzare su un campo minato, figuriamoci trattare una raccolta comprendente anche il secondo episodio. Questo perché qualsiasi cosa io scriva è a rischio spoiler; diavolo, addirittura le schermate pubblicate a corredo della recensione rischiano di lasciar trapelare preziosi indizi. Un po’ visual novel, a tratti avventura grafica, Danganronpa nasce su PSP nel 2009, e subito riunisce attorno a sé uno zoccolo duro di appassionati, richiamati dal fascino del mistero e dall’eccellente character design di Rui Komatsuzaki, complice di aver fatto impennare la produzione hent… di aver incuriosito anche chi i gialli non può proprio digerirli. Del resto, sia Spike che Chunsoft, prima della loro fusione, erano maestri nel creare avventure di grande atmosfera, e il qui presente Danganronpa è proprio la produzione che ti aspetteresti dal pedigree dei creatori del leggendario Portopia Renzoku Satsujin Jiken.

RICORDO ANCORA IL PRIMO GIORNO A SCUOLA…

Hope’s Peak Academy è la scuola dei sogni, un istituto che sceglie personalmente i suoi alunni per formare il meglio del meglio e destinarlo ad un avvenire glorioso. Tra le sue mura crescono i futuri leader della nazione, quindi è con grande stupore che il modesto Makoto Naegi riceve l’invito a partecipare al nuovo anno accademico, scelto a sorte tra un mare di altri liceali assolutamente banali e privi di tratti distintivi.

Danganronpa 1·2 Reload immagine PS4 09

la scrittura di Danganronpa è eccellente, così come il cast di personaggi volutamente bidimensionali

La normalità, tuttavia, non è proprio di casa tra gli alunni del pregevole istituto, ognuno eccellente in un determinato campo: c’è il giocatore di baseball definitivo, la idol più in voga del momento, una campionessa di arti marziali (al cui confronto Kenshiro sembra una radiografia), nonché il più influente teppista yanki del Giappone! Con una classe talmente stramba, la normalità del povero Makoto pare essere paradossalmente l’elemento più fuori luogo, almeno fino all’arrivo del preside Monokuma, un orsacchiotto psicopatico che annuncia ai quindici compagni di classe che, d’ora in poi, la loro vita si svolgerà solo ed esclusivamente tra le mura scolastiche. Non si tratta di uno scherzo, visto che le finestre sono bloccate da lastre d’acciaio e telecamere armate tengono d’occhio ogni angolo. C’è una clausola, però: uccidere un compagno e farla franca nel successivo processo sarà sufficiente per abbandonare la scuola e tornare liberi.

Da qui in poi il delirio non fa che aumentare, complice l’eccellente scrittura e un cast di personaggi volutamente bidimensionali e a senso unico, destinati però a mostrare inaspettati lati del loro carattere man mano che ne approfondiremo la conoscenza durante quei momenti di pace in cui il gioco si comporta come un simulatore d’appuntamenti, con tanto di oggetti da regalare al nostro interlocutore per conquistarne l’amicizia. Si visita la scuola con una prospettiva in prima persona esaminando particolari e parlando con i nostri compagni di sventura, racimolando indizi fino al momento in cui qualcuno ci lascerà le penne: in quei frangenti il ritmo pacato dell’esplorazione cederà il passo a processi in stile Phoenix Wright dove mettere in moto la materia grigia diventa imperativo per capire se l’accusato sia realmente colpevole.

Vari sottogiochi sono preposti per affrontare metaforicamente particolari passaggi, come un tiro a segno a caccia della verità o una variante del gioco dell’impiccato quando Makoto deve concentrarsi su una specifica parola, e tutti contribuiscono egregiamente a spezzare la tensione e l’occasionale monotonia che deriva dall’esplorazione dell’istituto. In sottofondo, troviamo una colonna sonora strumentale di grande impatto ad opera di Masafumi Takada, già artefice dell’accompagnamento sonoro dei due No More Heroes e di killer7. L’atmosfera è eccellente, supportata da una narrazione intrigante e colpi di scena che condurranno idealmente la vicenda nel secondo episodio, anch’esso disponibile nel pacchetto.

L’ISOLA DEI FAMOSI

Nel caso di Danganronpa 2: Goodbye Despair tutti i buoni propositi per evitare nocivi spoiler valgono ancora di più. Si tratta di un gioco che, infatti, non si fa scrupoli a rivelare gli eventi cruciali del primo titolo come niente fosse; addirittura, uno dei nuovi compagni di classe si rivelerà una vecchia conoscenza, sebbene inizialmente irriconoscibile, e svelando questo particolare – apparentemente innocuo – forse ho fatto già più danno del dovuto. Seriamente, anche cercare immagini del gioco su Google potrebbe farvi cadere qualche rivelazione insospettabile tra capo e collo!

Danganronpa 1·2 Reload immagine PS4 08Vi basti sapere che nel secondo capitolo lo scenario si sposterà dalle pareti della scuola alla soleggiata isola di Jabberwock: si dà il caso che la nuova insegnante Usami (un incrocio tra uno zuccheroso coniglietto di peluche e una majokko) creda nell’amicizia e nel riposo all’aria aperta, almeno fino all’arrivo del solito Monokuma con il suo carico di intenzioni omicide.

durante i momenti di pace, Danganronpa 1·2 Reload si comporta come un simulatore d’appuntamenti

Complessivamente, Goodbye Despair si rivela il migliore dell’offerta, forte di una palette grafica più vivace e varia, di una navigazione maggiormente intuitiva e di un gruppo di personaggi simili, tuttavia ancora più folli (e per questo interessanti) rispetto a quanto visto nel predecessore. Per il sonoro, un inaspettato riciclo di tracce (perlomeno contestualizzato all’alto livello della produzione) si alterna a componimenti nuovi di zecca, mantenendo alto il profilo audio. Mi preme sottolineare quanto i sottogiochi siano stati ampliati e approfonditi, nondimeno, a costo di essere ripetitivo, vi consiglio di tenere la curiosità a freno e completare per primo Trigger Happy Havoc.

Nel caso possediate già i due giochi su PS Vita, potete dormire sogni tranquilli, dato che i titoli presenti in questa raccolta non propongono aggiunte degne di nota. In verità, sono propenso a credere che questa compilation sia un adattamento diretto della versione Windows, che a sua volta riutilizzava le schermate di quella per PS Vita offrendo – nel contempo – un frame rate più solido. Lo si nota, ad esempio, esaminando gli elementi del fondale, che appaiono lievemente sgranati una volta ingranditi. Non che si tratti di un grosso problema; almeno, non nel mondo di Danganrompa. Qui avrete ben altro a cui pensare, anche dopo aver visto i titoli di coda. Però io non vi ho detto nulla.

Danganronpa 1·2 Reload è un titolo imprescindibile per gli amanti delle visual novel e dei gialli, visto che unisce una cura estetica dotata di forte personalità a una trama magnetica e priva di punti morti. C’è un problemino, però: si tratta di giochi creati per console portatili, tra l’altro protagonisti in passato di forti sconti sul PSN; quindi, con ogni probabilità, se siete muniti di PS Vita e apprezzate i giochi belli, li avrete già nella vostra collezione, e da questa compilation per PS4 non otterrete particolari giovamenti. Se invece questo è il vostro primo incontro con Danganronpa e apprezzate titoli come Phoenix Wright, allora non posso far altro che consigliarvi calorosamente l’acquisto della qui presente raccolta.

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Pro

  • Due giochi in uno, entrambi discretamente longevi.
  • Presentazione audiovisiva funzionale, ma di carattere.
  • Frame rate più stabile rispetto al passato.

Contro

  • Entrambi gli episodi in inglese.
  • Nessuna novità degna di nota rispetto al passato.
8.1

Più che buono

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.

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