Level Devil – Recensione

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Al giorno d’oggi, accontentare tutti i videogiocatori è un’impresa impossibile. Ma c’è sempre l’alternativa nobile: farsi odiare da chiunque in egual misura, proprio come ha scelto saggiamente di fare l’autore di Level Devil.

Sviluppatore / Publisher: Unept / Unept Prezzo: 6,89 Localizzazione: Assente Multiplayer: PvP locale PEGI: ND Disponibile su: PC (Steam), Android, iOS Data d’uscita: già disponibile

Da bravo videogiocatore temprato negli anni ’80, ho imparato presto che i videogiochi non erano stati creati per farmi divertire, bensì per demoralizzarmi, umiliarmi, bullizzarmi e poi guardarmi beffardi mentre ci riprovavo, con una vita in meno e una divinità ingiuriata in più. Altro che tutorial e checkpoint dei tempi moderni: l’esperienza di allora era costellata da trappole piazzate con l’odio nel cuore. Ricordo ancora gli shoot’em up a scorrimento, in cui a un certo punto arrivava una bella ondata aliena direttamente alle mie spalle, condannandomi a morte istantanea. Oppure quei platform multiroom in cui, varcata la soglia, mi trovavo una legione di nemici a due pixel dal naso. E poi c’erano le avventure testuali, tortura psicologica per antonomasia arricchita da sadismo puro: “Puoi andare a Nord o a Sud”, dicevano. E io, ingenuo e fiducioso, premevo “N” solo per sprofondare istantaneamente in sabbie mobili mai accennate prima, né nel gioco né nel manuale.

L’unica via per sopravvivere a tutto ciò? Imparare ogni pixel a memoria, come se stessi preparando una verifica di storia, ma con molta più caparbietà, dato il nobile fine. L’abilità con il joystick contava poco: si vinceva a suon di traumi e perseveranza. Incredibilmente, gli sviluppatori han pure coniato un termine per definire questo scorrettissimo gameplay: “Trial and Error“, perché “Mia mamma è una cortigiana freelance del tratto urbano” forse suonava meno accademico. Se anche voi siete cresciuti così, potete affrontare qualsiasi gioco moderno senza batter ciglio. Almeno fino all’arrivo di Level Devil, platforMERD di Unept il cui unico scopo è farvi esplodere il fegato a ogni salto — che sia sbagliato o giusto, poco importa.

LEVEL DEVIL, QUANDO IL DEV(IL) TI ODIA E TU LO RICAMBI

Proprio come quel caro amico che ti urina nel cappuccino per poi abbracciarti dicendo “Dai, era per ridere”, esistono programmatori che puntano deliberatamente a indispettire l’utenza, e ne vanno pure fieri. Demiurghi del rage quit, creano videogiochi nati per diventare virali in video in cui il povero streamer di turno viene instakillato a ripetizione.

Sadico, beffardo, irresistibile. Il diavolo stavolta veste Pixel

I più allenati alla frustrazione ricorderanno Getting Over It with Bennett Foddy, il simulatore di risalita con martello e calderone, protagonista di molti lanci di smartphone dal quinto piano. Invece di puntare anch’esso su fisica esasperata e annullamento di ore di progressi in una manciata di secondi, Level Devil preferisce il trollaggio puro, secco, chirurgico. Apparentemente è un innocente platform a scorrimento: level design semplice, controlli reattivi, grafica pixellosa ma chiara. Raggiungere l’uscita sembra facilissimo e ci sono solo un paio di ostacoli tra noi e la vittoria. Ed è qui che arriva il colpo di genio.

Level Devil

Proprio come in VVVVVV, in questo livello si gioca con la gravità.

Saltiamo per superare una buca? Questa si sposterà esattamente nel luogo in cui pensavamo di atterrare sani e salvi. La superiamo comunque? Una parete mobile ci spingerà indietro. Evitiamo pure questa? Il pavimento crolla. O esplodono spuntoni. O ci schiaccia il soffitto. Nei quasi duecento livelli che ci aspettano, quasi nulla è come sembra. E quel “quasi” è fondamentale: perché quando finalmente penseremo di aver capito tutto, ci troveremo davanti un muro che, per una volta, è davvero solo un muro. E questo sarà ancora più inquietante. Del resto, le parole developer e devil iniziano allo stesso modo. Coincidenza? Io non credo.

ODE ALLA PARANOIA

La vera magia di Level Devil è la capacità di trasformare la paranoia in parte integrante del gameplay. Inizieremo a dubitare di tutto, anche di ciò che apparentemente è innocuo. Una piattaforma che si limita a reggerci senza crollare diventa sospetta. Perché non svanisce? Perché non si sposta? Dov’è il trabocchetto, stavolta?

Level Devil

Qui i controlli sono simili a Flappy Bird, ma a che servirà quel pulsante?

I livelli sono suddivisi in gruppi di cinque, ciascuno con un tema differente: teletrasporti, piattaforme mobili, gravità inversa, seghe circolari, pulsanti ambigui, trasformazioni del protagonista che diventa minuscolo o enorme, inversione dei controlli, cambi di prospettiva e qualsiasi idea sia passata per la mente evidentemente malata di Unept. Ogni gruppo ci obbliga a reimparare a giocare da zero.

Level Devil non punisce l’errore: punisce la presunzione di capire

Potrebbe sembrare un videogame progettato unicamente per farci impazzire, ma Level Devil si rivolge a un pubblico specifico che ama essere messo alla prova in modo non convenzionale, accantonando abilità e tempismo in favore di una sfida emotiva e mentale, quasi filosofica. La domanda non è più “ti piacciono i platform?” ma “quanto sei disposto a sopportare pur di arrivare alla fine?”. Il gioco non punisce perché buggato o mal programmato; punisce per principio. E non è raro ritrovarsi a urlare con tutti i registri vocali conosciuti, lanciare oggetti, insultare parenti, o rispondere con tono apocalittico all’operatore telefonico che ha avuto l’ardire di chiamare in quel momentaccio.

PIÙ FACILE DI QUANTO SEMBRA, SE NON IMPAZZISCI PRIMA

Nonostante tutto, Level Devil non è impossibile. Anzi, rispetto a certi platform punitivi, è quasi gentile. La maggior parte dei livelli può essere completata in pochi secondi, una volta capito come, e se si riesce a mantenere il sangue freddo, l’intero gioco può essere concluso in un pomeriggio di pura tensione nervosa.

Level Devil

Ecco una classica trappola: nel bel mezzo di un salto, dal nulla si erge un muro a stopparci e farci precipitare.

Il contatore delle morti sarà impietoso alla prima run, ma chi ha buona memoria e nervi d’acciaio può affrontarlo una seconda volta in speedrun, oppure sfidare un amico per una gara a chi esplode prima — emotivamente, non virtualmente. Unico vero difetto? È uscito proprio ora che il Bonus 110% per la ristrutturazione è finito. Mossa davvero diabolica: ti spinge a devastare casa dalla frustrazione, ma non ti concede neanche la consolazione della detrazione fiscale.

In Breve: Level Devil è una lettera d’amore – tossico – ai giochi che non vogliono farci divertire, ma soffrire con stile. È un platform 2D minimalista e spietato con quasi 200 livelli brevi e imprevedibili, nei quali ogni ostacolo può cambiare all’improvviso: buche mobili, pareti traditrici, pavimenti che crollano e trappole invisibili. Vengono continuamente aggiunte nuove meccaniche, tra teletrasporti, gravità inversa e trasformazioni del protagonista. Non serve abilità estrema, ma memoria, intuito e nervi saldi. Sadico ma raffinato, Level Devil sa cosa vuole essere, e non chiede mai scusa. Tutto da giocare e dar far provare a ignari amici.

Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: AMD Ryzen 9 6900HS, 16GB RAM, GeForce RTX 3080, SSD
Com’è, Come Gira: Occupa poco spazio sull’hard disk e non impensierisce nemmeno l’hardware più vetusto. Dopo il terzo pugno al monitor, è comparsa una crepa sullo schermo. Se giocate su un portatile, assicuratevi che sia rugged. Qualora vogliate esibire volgarmente i genitali a un pubblico immaginario alla fine di un livello particolarmente ostico, controllate di avere la webcam spenta.

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Pro

  • Follia, trollaggio e colpi di genio / Dura esattamente quanto basta

Contro

  • Non ho potuto dare “zero” al voto per ripicca / Alcuni livelli si assomigliano
8.2

Più che buono

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